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Problemi da separazione (Seconda parte)





Io da solo non ci rimango!!! (Seconda parte)


L’ansia da separazione si manifesta quando il cane vive in modo angoscioso la separazione dal suo referente affettivo umano. A volte bastano alcuni preparativi di routine (prendere la borsa e mettersi il cappotto prima di uscire) per scatenare l’ansia, in altri casi, invece, la messa in atto di strategie volte a richiamare l’attenzione del proprietario (abbaiare e /o uggiolare) o i comportamenti distruttivi compaiono dopo alcuni minuti dall’uscita del padrone.
Picchiare o sgridare il cane al rientro per aver raso al suolo il salotto è un tentativo poco efficace che si rileva il più delle volte controproducente. Per risolvere il problema bisogna capirne l’origine e porsi l’obiettivo di rendere il cane più autonomo e sicuro. Questo non è un problema di disciplina da risolvere con un atteggiamento autoritario. L’obiettivo finale, infatti, non è mettere in riga un cagnolino capriccioso, bensì aiutarlo a crescere e a maturare.

Durante la prima fase è bene organizzarsi in qualche modo ed evitare di lasciare il cane solo per lungo tempo. Bisognerà programmare bene la durata delle prime uscite che dovranno essere assolutamente molto brevi. Solo successivamente si potrà aumentare gradualmente l’intervallo di tempo in cui lasceremo l’animale solo.

Contemporaneamente, quando si è presenti, sarà opportuno ignorare le richieste del cane, si tratti di coccole, carezze, proposte di gioco. L’animale dovrà ricevere le attenzioni di cui ha bisogno quando sta a cuccia senza disturbare oppure è intento a fare altro che non sia pretendere un’interazione o un contatto. Si deve ricreare una sorta di solitudine “intermedia”: il cane non è solo, ma è come se lo fosse perché nessuno si accorge di lui. Questo atteggiamento è a volte difficile da attuare per il proprietario, ma non è affatto crudele per l’animale, al contrario: abituando il cane a non avere sempre il contatto che cerca in quel preciso momento, lo si allenerà gradualmente a sopportare la solitudine.

E’ importante essere sereni sia al momento dell’ uscita che al rientro. Parlare al cane, accarezzarlo, stargli vicino, rassicurarlo prima di uscire non farà che aumentare il trauma del distacco. L’obiettivo di far capire al cane che gli vogliamo bene, che non lo abbandoneremo e che torneremo presto a casa non avrà affatto un buon esito (ricordiamoci che i cani non parlano la nostra lingua…). Comportandoci in questo modo, quasi sentendoci in colpa di dover andare a lavoro, accentueremo lo stacco tra i momenti in cui siamo presenti e quelli in cui non ci siamo affatto.

Sarebbe utile chiudersi le porte alle spalle ad esempio quando andiamo al bagno, oppure, in modo graduale, se il cane è abituato a dormire con noi, spostare la sua cuccia fuori dalla stanza da letto (si fa così anche con i bambini...)

Questi consigli possono essere utili e non hanno alcuna controindicazione, basta metterli in pratica e provare. E’ bene sapere che alcune volte è necessario pianificare le strategie di intervento con l’ausilio di un educatore comportamentalista, ma in altri casi, quando la situazione è davvero grave è necessario l’intervento di un veterinario per la prescrizione di una terapia farmacologica da affiancare alla classica terapia comportamentale. In questo ultimo caso è necessaria una stretta collaborazione tra l’educatore ed il medico: la sola somministrazione di farmaci può infatti alleviare il sintomo ma non cura le cause del problema.

a cura di Sara Di Nepi
Educatore Cinofilo Comportamentalista









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Pubblicato su: 2008-02-10 (1575 letture)

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